giovedì 24 novembre 2011

Pasta ai fiori crudi


Ieri siamo andati con Edgar nel 'paese dei balocchi' aka l'Alto Adige.
Siamo arrivati e l'ordine e la disciplina mi hanno letteralmente travolta.
Limiti stradali rispettati, niente cicche di sigarette che volano dai finestrini delle auto in movimento o che stazionano per terra agli angoli delle strade, sui marciapiedi o davanti agli edifici pubblici (ospedali, scuole, piazze, fermate del bus. Divieto assoluto!), attraversare sulle strisce, neanche una carta per terra o una scritta sui muri (se non in appositi spazi dedicati ai murales), tutti parcheggiano e si muovono or-di-na-ta-men-te. 
Per non parlare poi della pulizia generale che mi faceva venire voglia di camminare scalza e, credo, che se non fosse stato per il freddo che faceva, mi sarei tolta questa soddisfazione per vedere se la pianta del piede si sporcava oppure no.
Più che altro per non darla del tutto vinta ad Edgar che parla della sua regione con quella luce negli occhi di chi vede (e si gratifica) che le cose funzionano. 
Per carità, io sono felicissima che ci sono regioni in grado di amare fino a questo punto il proprio territorio, ma mi fa rabbia che la mia gente, altri meravigliosi terroncelli come me, non si rende conto di quanta civiltà saremmo capaci e di che tesoro meraviglioso abbiamo sotto i nostri piedi e quanto questo tesoro potrebbe regalarci soddisfazioni se solo fossimo rispettosi dei luoghi che ci hanno dato la vita. Se solo sapessimo essergli grati!

Paparapaaaaa...lo so, lo so.
Lo dicevo anche io, non credete!
Hanno dei rimborsi statali che arrivano all'85% delle tasse versate durante l'anno, così tanti contributi statali che fra poco glie ne daranno anche per ogni passo che fanno o per ringraziarli del loro respiro e quindi dell'immossione nell'aria di anidride carbonica che dà la possibilità ai loro numerosissimi alberi dei loro splendidi boschi, di operare nella produzione di ossigeno pulito da donare a questa meravigliosa popolazione 'balocca' e chi più ne ha, più ne metta.
E va bene!
Ma il fatto è: CHE LORO LE RISORSE CHE HANNO LE SANNO SFRUTTARE AL MASSIMO DELLE POTENZIALITA'! E noi no! Ahimè!
Mi rendo anche conto del fatto che se dessero meno rimborsi a regioni che stanno già bene e sanno cavarsela perfettamente da sole e aiutassero regioni in preda allo sfruttamento dello stato, delle risorse petrolifere, idriche etc, etc, etc, forse, ma proprio forse e se non ragionassimo con la testa del 'magna magna', riusciremmo a risollevarci pian piano anche noi di quelle regioni dimenticate dell'Italia.
E comunque se le regioni a statuto speciale fossero state aiutate a tempo determinato, con un discorso semplice che anche un bambino lo capirebbe ( tipo : 'Io Stato Italiano, aiuto te Trentino Alto Adige, fino all'anno 2020, dopodichè si spera Tu sia in grado di camminare con le tue gambine, perchè gli aiuti finiscono o servono da investire altrove'), sono certa che loro avrebbero fatto bene lo stesso. 

E tornando a questa splendida ricetta, catalogata fra quelle bionutrizionalmente corrette, nasce dall'aver scoperto che Edgar ha un'ernia jatale e che l'acido che gli sale in bocca quando mangia è dovuto a quest'ospite indesiderata che combatteremo mangiando correttamente. Ma non bastava la mia di ernia?!

Poi tutti quei fiori ed i colori dell'Alto Adige, che in ottobre è più un quadro che un paese, mi hanno fatto venire voglia di arancione e di sapori così come la terra ce li offre.

120 grammi di pasta che avete (io ne ho usati due tipi diversi per finire pacchetti aperti da qualche pò nella credenza)
un bel mazzetto di fiori di zucca
una manciata di prezzemolo da tritare
uno spicchio d'aglio da fare a fettine sottili o da grattugiare
una spolverata di parmigiano reggiano
olio extravergine d'oliva

Mettete a cuocere la pasta in acqua salata con sale integrale marino (potete anche mettere poca acqua in modo che la pasta l'assorba e non si disperda l'amido nell'acqua di cottura).
Intanto lavate delicatamente i fiori di zucca e asciugateli, tagliateli nel senso della larghezza fino al pistillo (compreso), il resto buttatelo via.
Tritate il prezzemolo con un coltello, grattugiate lo spicchio d'aglio e il parmigiano e mescolate tutto il condimento in un'unica ciotola.
Versateci dentro la pasta quando sarà cotta e aggiungete olio quanto basta.
Servite con un'altra spolverata di parmigiano.

Secondo la bioterapia nutrizionale questo piatto, oltre a non 'appesantire' la digestione, è anche un piatto che contiene un elemento dotato della massima carica energetica di cui la pianta è capace, poichè è l'ultimo 'sforzo' prima che la pianta ricominci il proprio ciclo che si apre con il frutto. Quindi questa preparazione è destinata a sostenere il tono nervoso e la vigilanza, senza provocare eccitazione.
L'aglio (per le sue proprietà sedative e antidepressive) modula l'effetto irritante del parmigiano, della vitamina C, del ferro e dello iodio.
I fiori di zucca contengono iodio, calcio, micronutrienti  (selenio, zinco  e vitamina C e A), oligoelementi e, in ultimo (ma non ultimo) il ferro.
I carboidrati forniranno la giusta energia per il lavoro sia fisico che mentale.
Il selenio è ottimo per tutte le persone che soffrono di asma (ed anche il magnesio).


E comunque se vi capita, andateci in Alto Adige. 
Ne vale sempre la pena.



Vi saluto con una frase della poetessa Anna Akhmatova 
'L'Italia è un sogno che continua a ritornare per il resto della tua vita'




domenica 20 novembre 2011

La MIA torta di mele con le noci!


Ebbene si, avrò nel cestino delle ricette, almeno quindici ricette di torte di mele. Che poi, alla fine, ricollegandomi al post di prima, siccome 'ogni testa è tribunale' sono tutte sottilmente diverse ma tutte buonissime.
Ognuna col suo padrone, quindi in ordine di ritrovamento abbiamo: Torta di mele (o di altra frutta) di zia Pinnì, Torta di mele di Valeria, Torta di mele di zio Mimmo, Mele in torta soffice allo zucchero grezzo e burro chiarificato di mamma, Torta alta di mele di nonna Olga, Torta di mele (chissà questa di chi è?), Torta di mele di Donatella,... va bene non è necessario che io vada avanti, ma come vi ho già detto ogni persona che conosco ha la sua, personalissima e inconfondibile torta di mele.
E siccome io non ne avevo ancora una e oggi sono stata a casa ad oziare per tutta la giornata, ho deciso che avrei avuto anche io la 'mia' torta di mele!!!
Per dirla tutta è una fusione delle tre ricette che mi piacciono di più (quella della mia mamma, quella della nonna e quella di Valeria), con l'aggiunta di un passaggio esclusivamente mio, che poi è proprio quello che rende MIA questa torta. 
Se vedeste quanto sono fiera della mia ricetta, sussultereste!!!

Ora vi dico come si fa la MIA torta di mele:

Sbucciate 4 mele biologiche e fatele a fettine sottili che metterete a macerare in una ciotola con un cucchiaio di zucchero demerara, tre chiodi di garofano tritati sottilmente, e due belle prese di polvere di cannella regina.

Accendete il forno a 200°C, ventilato.
Sgusciate 50 grammi di noci e fatele dorare in forno per 10 minuti.

Intanto separate i bianchi dai rossi di due uova, montate i bianchi a neve fermissima (sapete che per far venire una neve ferma bisogna aumentare gradualmente la velocità dello sbattitore fino a farla arrivare al massimo della velocità?) e metteteli in frigo.
Intanto sbattete i rossi con 100 grammi di zucchero integrale di canna e 100 grammi di zucchero demerara, una tazza di latte intero, 200 grammi di farina 00, una punta di cucchiaino di polvere di cannella regina, la buccia grattugiata di un limone non trattato, 100 grammi di burro fuso (mi raccomando, prima di mischiare anche il burro, fatelo intiepidire), una bustina di polvere lievitante e mescolate fino a quando non avete una crema omogenea.
Aggiungere a questo composto i bianchi montati a neve. Mescolate piano, con movimenti lenti ed ampi dal basso verso l'alto, con un cucchiaio di legno. Aggiungete le mele strizzate dal loro succo e le noci.

Imburrate ed infarinate una teglia di 20/21 cenimetri di diametro (se ne avete una con apertura a cerniera, sarà perfetta) e versate dentro il composto. 
Cuocete, coperto con carta argentata, per 30 minuti. Poi togliete la stagnola e fate dorare per altri 10 minuti.

Sfornate e fate raffreddare, poi mangiatela con una spolverata di zucchero a velo.

Ditemi, poi.

I peperoni ripieni di Kathi alla Kathi


Kathi è una signora, dagli occhi azzurri come lapislazzuli, di Kaltern an der Weinstrasse in Alto Adige.
E' grassottella, è un'ottima cuoca, una grande giocatrice a carte, una nonna attenta, una mamma chioccia.
La signora Kathi è la mamma di Edgar.

Data la sua rinomata bravura in cucina (pensate che nel suo paese si prenotano per avere i suoi biscotti di Natale) e data la mia grande passione e curiosità nel provare nuove ricette lei, gentilmente, mi passa i must della sua cucina!
Dopo aver avuto il suo Strudel, del quale molto presto vi scriverò la ricetta, oggi provo per la prima volta i suoi peperoni ripieni. 
Sapendo che Edgar li adora e che mi piacerebbe riuscirli a fare, per lui, come li fa la sua mamma (mi piacciono molto le imprese impossibili, lo so).
Anche se non dovessero riuscirmi, possiamo sempre salire da Bologna a Caldaro per mangiare i suoi!

Sentendo il profumo che esce dalla Wok, devono essere proprio buoni. La ricetta che vi scrivo è per riempire due peperoni.

Padella, giro d'olio e quando sarà caldo (non fatelo fumare) mettete a rosolare 150 grammi di carne tritata, quella che preferite, la migliore che c'è. Insaporite la carne con sale (io uso il sale integrale marino), pepe, pochissima noce moscata, una leggerissima spolverata di curry e un pò di timo (questi ultimi li ho, deliberatamente, aggiunti io. eheheh mica potevo resistere, sapendo che ogni testa è tribunale e che mai mi verrà perfettamente identico a quello della signora Kathi!).
Intanto cuocete due tazzine da caffè (piene) di riso, in abbondante acqua salata per massimo 5 minuti.
Quando è tutto pronto mischiate il battuto e il riso e aggiungere qualche foglia di prezzemolo tritato. Lavate i Peperoni, privateli della calotta superiore (senza buttarla) e ripuliteli dai semini interni (questi buttateli pure) e riempiteli con il composto di riso e carne, prezzemolo e pepe. Pressate tutto e rimettete il 'coperchio' ai peperoni. Teneteli lì...

Prendete la wok, giro d'olio, uno spicchio d'aglio, mezza cipolla non tagliata, fate soffriggere e poi versate una bottiglia di passata di pomodoro, una buona spremuta di doppio concentrato di pomodoro, una tazza calda di brodo di verdure, timo e pepe, fate cuocere un paio di minuti e...mettete nella wok i peperoni ripieni 'incoperchiati', coprite la wok col suo coperchio e lasciate cuocere per trenta o trentacinque.

Al termine dei quali impiattate il peperone, apritelo a metà e cospargete con un pò di sugo.

Davvero ottimo, semplice e saporito!
Provate e modificate questa base anche voi ricordando che 'ogni testa è tribunale' e nessuna cucina sforna piatti identici a quelli della cucina di altri!

venerdì 18 novembre 2011

Pasta allo zafferano energizzante


Ho un tesoro della bioterapia nutrizionale fra le mani.
E siccome in questa casa io giro come una trottola per medici e possibili alternative all'operazione, preparo tre esami per dicembre fregandomene se riuscirò a darli (sono di quella corrente filosofica del 'io ci provo lo stesso') e non posso bere caffè, se non l'unico del mattino, che mi rende ancora più nervosamente intollerante al resto del mondo, e con  Edgar 'ammalato' di...mah, bene non si sa, il ventitrè andiamo a Bolzano a gastrocapire i suoi mali,  e quindi non beve caffè ed è anche in periodo di studio matto pre esame, necessitiamo tutti di un pò di energia.
E oggi decido di provare questo piatto bioterapicamente energizzante e di evitare il caffè pomeridiano.

Si prepara facendo cuocere la pasta in un'ampia pentola con abbondante acqua, quando l'acqua bolle (mi raccomando non prima che bolla) salatela con sale marino integrale e buttateci la pasta.
Aspettate che cuocia e intanto in una terrina fondete il burro senza farlo brunire, quando la pasta è cotta versatela dentro e cospargete di parmigiano. A questa semplice pasta al burro, aggiungete una tazzina da caffè  riempita con latte bollente (che non deve bollire, però) e in cui avrete sciolto mezza bustina di zafferano ( una tazzina di latte caldo e mezza bustina di zafferano ogni 70 grammi di pasta).
Rimestate sul fuoco, nella terrina....e mangiate!! 
Vedete un pò che effetto fa e poi, se vi va, fatemi sapere.

Alcuni cenni di bioterapia nutrizionale
La pasta al burro è efficace quando si vogliono reintegrare sali minerali, dopo un'attività fisica o nei soggetti che assumono farmaci diuretici che alterano l'equilibrio elettrolitico. Inoltre la pasta al burro è utlissima nel caso di dissenterie e nei disturbi della coagulazione del sangue (abbondanti mestruazioni o addirittura metrorragie).
Il parmigiano è ricchissimo di sali minerali, veicola proteine, grassi, zuccheri e una buona quota di vitamine.
Inoltre la caseina in esso contenuta, compatta efficacemente il 'materiale intestinale' ( = la cacca), facilitando il riassorbimento di liquidi ed elettroliti da parte del colon.
Associato al burro, il parmigiano, fornisce fattori di coagulazione ( fra i più importanti vi sono il calcio e un insieme di coagulasi).
Ovviamente le persone particolarmente stitiche dovrebbero evitarla e anche persone con deficit di sali biliari e lipasi pancreatiche, inoltre il parmigiano è eccitante e mangiato di sera può causare insonnia.

A tutti i benefici della pasta al burro va aggiunta l'azione energizzante del polline rappresentato dallo zafferano.

Buon Appetito!

giovedì 17 novembre 2011

il farro, la zucca e le mele.





Io sono fortunata, lo so.
Infatti, data la mia nota, eccessiva, strabordante, straripante, petulante, pedante, nauseante passione per la cucina e per ciò che si mangia, amici straordinari mi regalano i frutti del loro orto ed io, m'invento.
Giovedì scorso i miei amici Tommi e Claudia, che più che amici miei sono amici meraviglia di Edgar che hanno adottato anche me, mi hanno regalato chissa quanti chili di mele fuji dell'orto e quindi assolutamente bio.
Bellissimo e meglio di così...avevo un pezzetto di zucca in frigo, anch'essa regalo di un appassionato di cucinArte.
Il farro nella credenza nuova di zecca, dono d'ordine di mia sorella Beba e wok, regalo della mamma.
Insomma unendo tutti questi bei regali più uno (il brodo di verdure fatto da Edgar), e un pò di immaginazione è nato un piatto degno di un post.

Prendete il wok (e se non l'avete, va benissimo anche una bella pentola o padella antiaderente), giro d'olio, buttateci dentro la zucca e la mela (sbucciata) fatta a pezzetti, non troppo piccoli e nemmeno troppo grandi, fatele insaporire insieme, fategli perdere un pò d'acqua e poi versateci dentro il farro. Fate insaporire anche lui e poi cominciate a cuocere versando ramaioli di brodo fino a quando non assume l'aspetto di un risotto.
Lasciate riposare qualche minuto e provatelo. 
Se lo magiate il giorno dopo a casa con una vostra amica guardando 'finding neverland', bevendo un ottimo Refosco e contornate il tutto di chiacchiere, diventa un piatto che...che vo lo dico a fare!
Prometto che la prossima sarà una ricetta di quelle serie, questa fa parte della categoria 'cucina da studenti fuori sede affamati'.
Felice giornata a tutti!!!

mercoledì 2 novembre 2011

friggitelli in un plum cake che mette tutti d'accordo


chi mi conosce sa che in quest'ultimo anno, la mia vita ha radicalmente cambiato rotta.
La mia storia di cinque anni con Carlo si è chiusa per dare spazio a qualcun altro che nel frattempo è arrivato.
Per dirla con Mina e gli Afterhours 'ho ricominciato a vivere per me'.

Ciò che di singolare mi accade, quando nella mia vita qualcosa cambia radicalmente, è che per prime cambiano le mie abitudini alimentari. Tendo, inconsciamente, ad eliminare (temporaneamente) tutti quegli alimenti che mi piaceva mangiare in compagnia di qualcuno che poi non c'è più.
Mi è accaduto quando è morto il nonno e smisi di mangiare le pettole a natale, quando sono venuta a vivere a Bologna ed ho smesso, paradossalmente, di mangiare i salumi sul pane come facevo la sera a cena con mia madre ridendo fra un boccone e l'altro. E ancora quando la 'mia' Monica (inquilina superba di questa specie di spazio che oggi abito in solitaria) si è laureata ed è tornata in toscana ed io mi sono rifiutata, fino a ieri, di preparare la torta allo yogurt che lei amava tanto.
E' come se io cucinassi per gli altri. O, meglio, è come se alcuni cibi siano più buoni quando li mangio con determinate persone.

No, non sono pazza, sono solo un pò svampita.
E comunque, poi, vi dicevo del plum cake ai friggitelli che mette tutti d'accordo, e bene lui (il magnifico plum cake salato) non ho mai smesso di cucinarlo, perchè piace a tutti e mi piace mangiarlo con tutti.
Ad esempio, quest'anno che l'orto del babbo dava alla luce friggitelli in maniera spropositata, ma sempre gradita e che, a casa mia, non si usano concimi e tutto ciò che di chimico esiste sulla piazza (tutt'al più si mette un pò di letame dove ce n'è bisogno), noi, donne di casa e di servizio, ne abbiamo inventate di ogni per consumarli. 
Verso la fine di Settembre, principii d'Ottobre, ci siamo accorti che non finivano mai. 
E quindi questa è la mia ricetta del plum cake, trovato nella blogsfera (andate a leggere le sue ricette e a curiosare nel suo blog, troverete tantissime prelibatezze che io vi propino e certamente v'innamorerete della sua raffinatezza. A proposito, le foto, non avendo una reflex o anche solo una macchinetta fotografica funzionante, ma essendo munita esclusivamente di una fotocamera da 2 megapixel del cellulare, cerco ed uso foto che mi piacciono, trovate qua e là, a spasso, per il mondo virtuale. Non me ne vogliate!)  e lievemente modificato a seconda dei gusti di casa nostra.




Ingredienti
200 grammi di farina 00
100 grammi di farina integrale
100 grammi di ricotta di pecora
400 frammi di peperoni friggitelli freschi (che cotti diventano 200 su per giu, grammo più grammo meno, non state lì a preoccuparvi)
100 grammi di pecorino romano grattugiato,
un mazzetto scarso di cipollotti bianchi (4 o 5 cipollotti)
250 ml di latte intero
due uova di galline felici
6 cucchiai di olio evo 
una bustina di polvere lievitante bio per torte salate
un cucchiaio e 1/2 di aceto balsamico
due cucchiai di zucchero grezzo di canna
sale e pepe


Munitevi di pazienza, l'impresa è ardua, ma ne vale la pena.
Non pensate di mettervi a cucinare questo plumcake immediatamente prima di mangiarlo, perchè vi ci vorranno un paio d'ore abbondanti per ultimare l'opera.

Lavate i friggitelli e scoperchiateli del cappuccio. Incidete i 'legamenti' dei semini e asportateli in un colpo solo, tutti. Fate cadere gli altri che avanzano e fateli a fettine sottili.
Preparate una padella antiaderente mettendo l'aceto balsamico e lo zucchero grezzo di canna a caramellare. Si sarà caramellato quando sentirete quell'odore irresistibile e pungente che vi fa lacrimare gli occhi!
Buttate in padella i friggitelli tagliati sottili nel senso della larghezza e fateli insaporire senza farli ammorbidire troppo.
Quando saranno colorati d'aceto, salate, toglieteli dalla padella e metteteli da parte.
Lavate e tagliate i cipollotti sottilmente (devono essere sottili come capelli), compresa una parte della parte verde.
Lavate la padella dove si sono caramellati i friggitelli (non sporcate un milione di pentole come faccio io, se non avete anche voi un'anima pia al vostro fianco disposta a lavare tutto!) e metteteci 3 cucchiai d'olio evo dove far rosolare i cipollotti fino a quando non diventano trasparenti, salate e mettete anche loro da parte con i peperoni.

Accendete il forno a 180° e in una grande ciotola mescolate le farine, il pecorino, la polvere lievitante per torte salate e una buona macinata di pepe (non esagerate o coprirete tutti i sapori), in un'altra ciotola mettete il latte, la ricotta, le due uova già sbattutte un pò, 3 cucchiai d'olio, i friggitelli e i cipollotti.  
Travasate, un pò per volta, gl'ingredienti umidi (il composto di friggitelli e cipollotti, etc.) nelle farine e mescolate con un cucchiaio di legno. Non state lì a togliere grumi, che ci devono essere, è un plum cake che si fa come un muffin! Versate il composto grumoso in una teglia da plum cake ricoperta di carta da forno e...infornate, aspettate, annusate....e quando sarà ben dorato in superficie sfornate e l'odore in casa sarà ormai irresistibile (ci vorrà dai tre quarti d'ora ad un'ora, prestate occhio, naso e attenzione!) e fate raffreddare su una griglia da pasticcere. 
Tagliate a fatte spesse e servite così o accompagnato da una ricca insalata, solo a persone simpatiche e conviviali così non smetterete più di farlo, come me.



Se non finisce, state tranquilli, si mantiene morbido per una settimana se avete l'accortezza di avvolgerlo in un pò di alluminio. 
Ma finirà subito, ve lo assicuro!

martedì 1 novembre 2011

yogurt, divertissement & morbidezza



Questa non è una vera ricetta, è più un divertissement.
E' una di quelle ricette da fare quando è una giornata grigia, ma io sono ugualmente felice di vedere Edgar e i gatti stesi sul divano a coccolarsi, a ridere, a vedere un film sotto la coperta. E' una di quelle ricette da fare quando in frigo ci sono vasetti di yogurt che stanno, lì lì, per scadere.

Ci vuole:
un vasetto di yogurt bianco naturale biologico (meglio se prodotto con il metodo demeter)
tre vasetti di farina doppio zero biologica
due vasetti scarsi di zucchero di canna chiaro
un vasetto scarso di olio di semi di mais bio
tre uova di galline felici
una bustina di polvere lievitante

Accendete il forno a 160°C e mischiate gl'ingredienti in una ciotola, mescolate con una frusta facendo incorporare quanta più aria possibile ed eliminando i grumi, versate l'impasto in una teglia da plum cake ricoperta di carta da forno, infornate per quaranta minuti et voilà!

Poi mettetela a raffreddare su una griglia da pasticcere e andate a rintanarvi sotto le ccoperte anche voi aspettando di poterla assaggiare con una tazza di tè o una cioccolata calda.
Noi pregustiamo la colazione di domani con latte, caffè e tanta, ma tanta, morbidezza!

Che belli questi pomeriggi d'autunno.

il pasticcio di radicchio di mamma Bruna




da bambina mia madre s'inventava di ogni ricetta a base di radicchio.
il motivo è dei più semplici: cassette e cassette di radicchio arrivavano in casa nostra direttamente dalla campagna di papà.

eggià, perchè io sono figlia (oltrechè di farmacisti da innumerevoli generazioni) di storici agricoltori lucani.
all'età di sei anni, me la spiegavano così: ' il babbo della nonna coltivava la terra e si svegliava alle quattro tutte le mattine (di lì il soprannome che identifica come un marchio dop la famiglia di mio padre come la famiglia 'Calandrone') per scendere nei campi e accogliere i suoi collaboratori che venivano da tutto l'entroterra lucano e cominciare, tutti insieme, a lavorare.
Il nonno, sposato con la nonna figlia di 'Calandrone' senior, che di mestiere faceva l'ingegnere si dedicava in ogni momento libero alla terra da coltivare ed anche lui alle cinque si svegliava e scendeva in campagna a portare la colazione ai collaboratori che avrebbero fatto per lui l'aratura, la semina ed il raccolto. A seconda del periodo.
Il babbo, il mio, dopo aver studiato giurisprudenza a Bologna, ha ingrandito quello che era il lavoro del bisnonno e la passione del nonno, diventando un agricoltore'.
La mamma, che di mestiere fa la farmacista e la mamma a tempo pieno, per conquistare il babbo ha imparato a cucinare tutte le varietà di radicchio in tutti i modi possibili.
E questa ricetta io l'aspettavo tutti gli autunni della mia vita, come se fosse un regalo meraviglioso per una bimba cicciottella e un pò svampita, che però riusciva sempre a far sorridere e certamente dava grosse soddisfazioni a tavola.
Si preparava ogni 25 di ottobre, ogni volta che la mamma cresceva di un anno.
Quest'anno io l'ho preparato per la cinquantanovesima volta, lontana da lei. Per lei.

Ingredienti
mezzo chilo di radiccio spadino o trevigiano,
prosciutto crudo,
una cipolla bianca,
bitto o parmigiano,
una fettina di fontina,
olio e burro


per le crepes 
120 grammi di fanina doppio 0
due uova
200 millilitri di latte intero
60 grammi di burro
sale

per la besciamella
un litro di latte intero
cento grammi di farina 0
cento grammi di burro

Cominciate preparando le crepes. Mettete in una ciotola la farina, le uova sbattute, il latte e il sale.
Spennellate una padella antiaderente con i sessanta grammi di burro fuso e metteteci un ramaiolo di composto per volta. Fate cuocere le crepes senza renderle esageratamente dorate e mettetele a raffreddare su una griglia da pasticcere.
Finite le crepes, tritate la cipolla (fino a renderla una poltiglia bianca), tagliate sottilmente il radicchio e mettete una padella sul fuoco con un cucchiaio di burro e dell'olio, fate rosolare la cipolla (senza farla bruciare, mi raccomando) e mettete dentro il radicchio, versate un bricco di brodo di verdura e incoperchiate. Fate cuocere fino a quando non diventa una crema, girando di quando in quando, poi metteteci il prosciutto tagliato a striscioline.

Preparate la besciamella mettendo il burro a sciogliere in una pentola dal fondo spesso e uniteci la farina, girate con una frusta fino a quando la farina e il burro non si dorano appena e poi versateci sopra il latte caldo. Mescolate continuamente con una frusta e fate addensare. Aggiustate di sale e cospargete con un pò di noce moscata.

Accendete il forno ventilato a 180°C.
Cominciate ad assemblare il pasticcio mettendo sul fondo della teglia solo la besciamella (che solo dopo averla messa per prima, mescolerete con la crema di radicchio), posateci le crepes e cospargetele di crema di radicchio e besciamella, cubetti di fontina e bitto (o parmigiano). Continuate così per gli strati che potete e chiudete mettendo solo crema di radicchio e besciamella e bitto o grana e fiocchetti di burro.

Infornate fino a quando non sarà ben dorata e prima di servire, fatela raffreddare un pò.
Poi mi direte se non avevo ragione ad aspettare questo pasticcio per un anno intero.
Ora vado a godermi Blob, mentre nella mia cocotte preferita cuocono i fagioli di Sarconi.
                                                                           A presto!

mercoledì 14 settembre 2011

Pastina antibatterica



Come si sa, i blog seguono la vita di chi scrive ed io in questo memonto sono così influenzata e così contraria ai farmaci che mi sto curando solo con la bioterapia nutrizionale.
Può sembrare blando o inutile e invece vi assicuro che se provaste, capireste.

Oggi ho propinato ad Edgar e a me questa pastina antibatterica vista la nostra tosse, il mal di gola, il muco...insomma siamo mal conci!

50/60 gr di pastina piccola e lunga,
uno spicchio d'aglio,
olio bio evo,
un cucchiaio abbondante di parmigiano reggiano,
una bella manciata di prezzemolo,
tanto peperoncino e sale qb.

Mettete in una pentola olio e aglio (schiacciato), fatelo dorare e poi buttatelo via.
Aggiungete (tutto in una volta o salterà tutto l'olio richiando di farvi mooolto male) l'acqua per la cottura e in 5 minuti olio e acqua si emulsioneranno, buttate a cuocere la pasta, salate con sale grosso l'acqua/olio e pastina e quando sarà cotta scolatela e aggiungete il parmigiano, il prezzemolo e il peperoncino (fresco) tagliato a rondelle.

Assassinerete tutti i batteri che abitano il vostro organismo e vi sentirete certamente meglio.
Se anche voi......provate!!!

lunedì 12 settembre 2011

Prime influenze, antichi rimedi.



Provenendo da una famiglia di farmacisti da cinque generazioni, non posso che curarmi con i rimedi più naturali che esistano. Propinando a me ed alla mia famiglia pasti dal potere curativo.

Sembra un controsenso e invece non lo è.
Perchè quell'anziano farmacista che ancora arranca dietro al bancone della nostra farmacia in Lucania, andando contro gli interessi economici della sua attività, ancora oggi consiglia (quando è possibile farlo) quasi esclusivamente rimedi naturali.
Che vanno dall'acqua e limone per la diarrea, al brodo di pollo negli stati febbrili, fino al vin brulè per i foooorti raffreddori.

Oggi siamo malati anche noi a Bologna, lontani dal nonno 'sciamano' che tramanda preziosi consigli.
E' da ieri sera che ingoio saliva a causa di questo bruciore graffiante delle prime vie aeree, è da ieri che sento dolore alle articolazioni e che ho le orecchie tappate.
La conclusione è una sola: ho preso la prima influenza della stagione!

E allora brodo di pollo a pranzo.
Il brodo di pollo ha un potere altamente curativo, se fatto nel seguente modo:

mezzo pollo con tutta la pelle,
un'intera cipolla di dimensioni medie,
uno spicchio d'aglio,
una carota naturale (da cuocere con tutta la buccia),
un gambo di sedano,
tre chiodi di garofano.

Lavate il pollo e metteteto in una grande pentola con due litri d'acqua fredda, aggiungete la carota, la cipolla ('ifilzata' dai tre chiodi di garofano), lo spicchietto d'aglio e la costa di sedano.
Cuocete a fuoco basso e pentola incoperchiata per cira un'ora. Dopo filtrate il brodo attraverso un colino a maglia larga e mettetelo nuovamente sul fuoco per cuocere la pastina all'uovo (che ne potenzia l'effetto anti influenzale).
Quando la pasta sarà cotta, aggiungete un cucchiaio di vino rosso e se vi piace anche qualche rondella di peperoncino appena tagliato.

Il brodo di pollo ha il potere di fluidificare il muco e quindi funge anche da espettorante, inoltre i chiodi di garofano sono battericidi ad ampio spettro ed insieme al vino (ottimo battericida per alcuni ceppi di batteri che caratterizzano gli stati influenzali), rappresentano un antico quanto efficace rimedio naturale.
E poi perchè il brodo quando si ha l'influenza?
Il brodo è un irresistibile 'terreno di coltura' per germi e batteri che non riescono a resistergli e trattandosi di un lassativo/diuretico (il brodo di pollo), li attira e li elimina in modo del tutto naturale (i batteri).

Se invece state bene, mettete il brodo a riposare per una notte in frigo e usatelo come più vi va.
Vado a curarmi, poi semmai in giornata vi lascio altre ricette terapeutiche...
.........etciù e occhi lucidi, oggi.
Domani sarò dinuovo una leonessa, speriamo!

sabato 10 settembre 2011

Della parmigiana di melanzane per ricordare il sud



Questa è la storia di una ricetta che è patrimonio nazionale del meridione e si chiama: parmigiana di melanzane.
Per una studentessa fuori sede, del sud al nord, tutto ciò che si avvicina alla propria terra è vita.
A maggior ragione se si attraversa l'Italia con un carico di melanzane, peperoni, meloni, fichi, uova e olio provenienti dal sud. Non un sud qualunque, l'orto della mia campagna in Basilicata, in provincia di Matera nella contrada bufalara a pochi chilometri da Grassano che è anche il mio paese d'origine.
Come non arrivare a Bologna e cucinare la parmigiana al mio alto atesino preferito? un pò per rimanere qualche giorno ancora al sud, un pò per portarlo qualche istante in quella realtà culinaria.
Insomma erano giorni che promettevo questa delizia e poi, finalmente...attraversata da innumerevoli sfottò di MeryT e Napo, ce l'ho fatta!
Premetto che la mia non è una vera e propria parmigiana di melanzane del sud (prchè a casa mia le melanzane non si friggono e risultano più leggere da digerire, ma poi parleremo anche di questo e della mia bioterapia nutrizionale), poi io cucino e scrivo da questa regione che mi ha adottata e che è l'Emilia Romagna.
Cosa ci serve:

un chilo di melanzane tonde,
un chilo di pomodori (quelli maturi per farci il sugo),
sale marino integrale,
un bel fior di latte,
aglio e olio,
grana e basilico a volontà.

A casa mia si comincia a prepararsi alla parmigiana il giorno prima. Si prepara sia lo stomaco che il palato.
Si prepara il sugo a fuoco basso con i pomodori tagliati a pezzattoni grossolani, mettendo a soffriggere l'aglio nell'olio extravergine d'oliva (il mio è quello di mio nonno che ogni volta che parto mi lascia numerose lattine da cinque litri dell'olio del nostro uliveto) e poi buttando a cuocere i pezzettoni di pomodori. Il sugo deve essere ben tirato perchè il sugo che resta acquoso è quanto di peggio un meridionale possa sopportare.
Per lo stesso motivo, mettete a scolare le mozzarelle almeno una notte nel frigo, dopo averle tagliate a pezzetti.

Il giorno dopo tagliate le melanzane a 'sfoglie' e mettetele a cuocere in una griglia o anche nella padella, ungendole d'olio da un lato (quello che metterete per primo sulla padella, rivolto verso la fiamma) e salandole leggermente dall'altro. Fatele rosolare per bene fino a quando non saranno ben dorate.

Accendete il forno a 180°C.
Cominciate ad assemblarle, pensando alle meraviglie del sud, e mettete una base di sugo sulla teglia per non fare attaccare le melanzane in cottura. Proseguite guarnendo con altro sugo, parte della mozzarella, basilico e grana a volontà.
Continuate fino ad esaurimento degli ingredienti. L'ultimo strato prevede solo sugo, grana e basilico ( e non mozzarella).
Infornate fino a quando il grana non forma una crosta dorata.
Sfornate e fate freddare, servite tiepida o a temperatura ambiente. meglio se la servite il giorno dopo, appena riscaldata ed insieme al vostro vino preferito.

Vi accorgerete che anche il palato meno abituato a questi sapori gradirà questo piatto a colazione, pranzo, merenda e cena.
E così saprete che siete due a zero per il sud!

NB: grazie a MeryT e a Napo, voci del e dal sud, senza i quali la cottura delle mie melanzane non sarebbe mai venuta così perfetta!
Buon lavoro...!

venerdì 15 luglio 2011

Che anche l'insalata con del buon pane alla zucca e un freddo bicchiere di bianco, ha il suo perchè.



Non è che non cucino,è che con questo caldo non me la sento di 'uccidere' il forno, o sarà l'altoadige (che poverino lo sta soffrendo tutto) ad uccidere me. Ormai mangiamo solo fuori, a lume di lanterne con il venticello serale che ci viene incontro sotto i migliori auspici!

Quindi...
Insalate su insalate che si mescolano a parole, organi e apparati da ripetere prima dell'esame di lunedì.

Ma non tutte sono insalate normali, le mie sono insalate di fantasia.

Questa, per esempio, è l'insalata di Edgar alla Edgar e ve la posto qui solo per i suoi colori, preludio di una caldissima estate all'insegna del gioco e della fantasia nei piatti di ogni mio commensale.
Poi sta a voi trovare indivia, lattuga, radicchio, noci, rucola, rametti di rosmarino e di maggiorana, foglie di basilico e di menta, rametti (interi) di capperi siciliani, pomodori, olive taggiasche, semi di sesamo e di papavero, fettine sottilissime di limoni di Ischia, peroni rossi e gialli, continuate pure se vi va e tanta freschezza (di materie prime e di vita) per voi!

domenica 10 luglio 2011

Storia di una lotta infinita: nord contro sud






Se vivi a Bologna e sei lucana, dove il sud è sud e, dopo la tua regione, c'è solo il mare e se incontri e t'innamori di un compagno che non solo è del nord, ma che addirittura dopo di lui c'è solo l'Austria e che la sua madrelingua è tedesca, allora non può che essere una divertente guerra culinaria (...e non solo...).
Lui che non è mai sceso più a sud di Roma, che "ma da te c'è la mafia?", che i canederli, lo speck e lo strudel sono come il cacio con le pere, che 'a soreta' non è un'offesa ma un complimento. 
Per lui che io sono (quasi) africana...non è poi sempre così male aver incontrato un piccolo pezzettino di sud.
Visto il caldo, lo studio pre-esami, la voglia di mare e le cicale in sottofondo...questa domenica, ferocemente calda, l'abbiamo celebrata con una pasta tipicamente Pugliese (salentina per l'esattezza) che non so che nome abbia, ma senza un nome e con il suo sapore è perfetta lo stesso!


Ingredienti:
3 patate a pasta gialla,
750gr di pomodorini San Marzano (ma vanno bene anche quelli tondi),
mezze penne rigate (la dose è ad occhio oppure dipende da quanta fame avete),
origano,
basilico,
aglio,
sale e pepe


Tagliate a fettine sottili le patate e mettele in una teglia rotonda non troppo grande. Conditele con olio, sale, origano e pezzettini di aglio; coprite questo primo strato con i pomodorini tagliati a metà e con la parte dei semini rivolta verso l'alto, conditeli con olio, sale, pezzetti d'aglio e basilico; coprite il secondo strato con la pasta e condite con olio, sale e origano...andate avanti fino ad esaurimento dello spessore della teglia. 

Chiudete con i pomodorini tagliati a metà e con la parte dei semini rivolta in basso e con foglie di basilico.
Mettete sul fuoco (dolce) la teglia e appena 'sfrigola' (attenti sfrigolare è proprio sud e vuol dire quando sembra che stia rosolando), buttate nella teglia una tazza di acqua bollente salata. Coprite con un coperchio e fate cuocere a fuoco medio fino a quando la pasta sarà cotta.


Poi se conoscete anche voi un altoatesino con un problema alla valvola del cardias e che al primo boccone gli sale l'acido in bocca, vi sembrerà che abbiate fallito miseramente...ma poi quando finirà l'intera teglia intingendo anche il pane sul fondo, allora saprete che è uno a zero per il sud!


La lotta continua...










sabato 9 luglio 2011

Pomodorini confit di una calda estate



Ieri ho avuto a cena quelle quattro donne incanto più un Luiss e la mia voglia di cucinare, di mangiare e di mettermi ai fornelli era poca, pochissima, quasi del tutto inesistente.
Poi, puntualmente, mi ritrovo a fare tutto il contrario di quello che avevo immaginato e ho dovuto 'uccidere' il forno. 
Ma 'uccidere' un forno alle nove del mattino e spegnerlo alle dieci di sera, a Bologna, in luglio, con un caldo afoso che ha reso delirante me e i due mici più il povero Birillo che non ne voleva proprio sapere d'uscire per la solita passeggiatina pomeridiana, ma neanche di stare in casa con un forno 'ucciso', è davvero un omicidio.


Di buono c'è che questa torta salata ai pomodorini confit, sarà per quel retrogusto agrodolce, per il pizzicorino che lascia in bocca il pepe o per le erbette aromatiche, ma stupisce e piace. Sempre.
Poi la verità è che racchiude in sé tutti i gusti dell'estate e mangiarla seduti in balcone, soli o in compagnia, con un bel calice di vino bianco, freddo, dopo una rovente giornata estiva bolognese, regala quel pò di refrigerio che spinge a pensare 'ch'addà passà' e che fra meno di due settimane navigherò in acque splendide senza l'assillo di tutta quest'afa!


Ingredienti:
Un rotolo di pasta brisè fresca (già stesa, con questo caldo non ci si può mettere ad impastare)
300gr di ricotta di pecora
Una manciata di basilico tritato
Due cucchiai di pecorino grattugiato
500gr di pomodorini
Un uovo
Due cucchiaini di zucchero grezzo di canna 
Due cucchiai di olio extreavergine d'oliva
sale e pepe


Accendete il forno a 130°C, lavate e asciugate i pomodorni, tagliateli a metà e togliete i semini (se siete bravi troverete il modo di riutilizzarli in bruschette o insalate di pane raffermo), metteteli a scolare (con la parte vuota verso il basso) su un tagliere.


Preparate un intingolo con i 2 cucchiai di olio, 2 cucchiani di zucchero grezzo di canna, uno di pepe e mezzo di sale e ungete la base di una pirofila dove disporrete i pomodorni (sempre con la parte vuota verso il basso) e infornate per un'ora.


Togliete i pomodorini e alzate la temperatura del forno a 180°C, rivestite una teglia da crostata con la pasta brisè, cospargete la base della pasta con i due cucchiai di pecorino e premete un pò con la punta delle dita, affinchè il pecorino penetri nell'impasto.
Lavorate in una ciotola la ricotta con l'uovo (sbattuto a parte) e il basilico tritato e fatela diventare una crema, schiacciandola con una forchetta. (Non importa se rimangono dei grumi, comunque cercate di renderla più omogenea possibile).


Spalmate il composto di ricotta sulla pasta brisè e coprite con i pomodorini a formare cerchi concentrici. Chiudete la pasta ai bordi ed infornate per 40' o fino a quando la torta non sarà ben dorata.


Splendidi aperitivi a tutti!